Il Presidente della Valtur Brindisi, Nando Marino, è intervenuto ai microfoni di “ZONA Basket” su Antenna Sud per tracciare un bilancio della stagione regolare e rispondere alle critiche piovute dopo il settimo posto finale. Un intervento schietto, in cui il numero uno del club non ha nascosto l’amarezza per un piazzamento che non rispecchia gli investimenti e le ambizioni iniziali della società.
“Era questo il campionato che volevamo fare? Assolutamente no. Siamo delusi, noi per primi, e ci dispiace. Siamo convinti di avere una delle squadre più forti della Serie A2.
Io capisco le critiche dei tifosi, ma faccio anche un’altra analisi: Brindisi è una città di 90.000 abitanti; probabilmente ci saranno 40.000 tifosi di pallacanestro, ma veri. Se poi ci sono 15 scalmanati che scrivono per frustrazione, per antipatia nei miei confronti, per ignoranza o per cattiveria e spirito di distruzione verso questo giocattolo così bello — un giocattolo che abbiamo costruito in 14 anni con tanti sacrifici — io lo ritengo inconcepibile. L’unica vera realtà è che i giocatori e gli allenatori hanno deluso le aspettative. Questa squadra non doveva chiudere il campionato al 7° posto, assolutamente.

Quando sento dire — e mi girano gli attributi — che non abbiamo il direttore sportivo, ricordo che abbiamo fatto una squadra che, a settembre, nella griglia delle favorite alla promozione, era al primo posto insieme a Rimini, Pesaro e Scafati. Noi abbiamo chiuso il girone d’andata al primo posto, abbiamo disputato la Coppa Italia, che abbiamo perso per un errore difensivo; e dico che avremmo vinto quella Coppa Italia se non avessimo commesso quella sciocchezza.
Non abbiamo saputo integrare tre giocatori della madonna come Copeland, Francis e Cinciarini: tre giocatori che insieme avrebbero dovuto ribaltare questo campionato. I giocatori e lo staff non sono riusciti a integrarsi in questa scacchiera strepitosa. Mi vengono a dire che ci mancava il pivot di riserva, ma Scafati ha vinto il campionato con un ragazzo che io stimo tantissimo, come Iannuzzi, che ha giocato qui e che a Brindisi è stato massacrato il triplo di quanto oggi viene massacrato il nostro Vildera.
È un peccato, perché i giocatori e i ragazzi queste cose le sentono. Poi non sono d’accordo: la pressione non la devono subire, ma se la devono godere; devono trasformarla in qualcosa di positivo. Se non volessi bene alla squadra, rimarrei basito. Se venisse qualcuno a dire “prendiamo e rileviamo la società”, volentieri: saremmo le persone più felici del mondo.
A differenza del passato, la famiglia Marino, quando passerà la mano, lascerà questa squadra come minimo in Lega A2 e con un progetto vincente. Lasceremo questa società a chi vorrà renderla forte come abbiamo fatto noi, con tanti sacrifici. I nostri bilanci sono sempre in pareggio sulla gestione annuale: quando ho rilevato la società c’era una perdita di un milione di euro; noi chiudiamo i bilanci a zero.
Devo dire una cosa della quale mi pento: in fase di campagna acquisti, penso abbiamo dato il secondo/terzo budget più alto della Serie A2. Abbiamo messo su una squadra con i due numeri 4 più forti della passata stagione; abbiamo preso, appena avuto un problema, Cinciarini, che è il miglior assist-man della storia della pallacanestro italiana, ed è venuto qui volando. Poi, se non si è riusciti a creare gli equilibri giusti con Francis e Copeland, è un’altra questione.
Un’altra polemica che ho letto riguarda quando ho dichiarato che avremmo preso un giocatore che avrebbe spostato gli equilibri della squadra. Ora abbiamo preso il miglior realizzatore della scorsa Serie A2, che ha lasciato il campionato israeliano — dove giocava nel massimo campionato — solo per la guerra. Noi il colpo di mercato importante lo abbiamo fatto, e dimostrerà il suo valore; dimostrerà che abbiamo azzeccato nella scelta di portarlo a Brindisi. Poi certo, domenica contro Ruvo, se invece di schiacciare, avesse appoggiato il pallone al tabellone saremmo qui a parlare di altro.
Vi garantisco che, se dovesse uscire un altro giocatore da portare a Brindisi prima dei playoff, noi lo faremo. Se non dovessimo salire quest’anno in Serie A1, vi garantisco che la prossima stagione faremo nuovamente uno squadrone come quello di quest’anno. Brindisi può e deve andare in Serie A1, ma non dimentichiamoci che Cantù ha impiegato cinque anni per ritornare in Serie A: ci vuole programmazione.
Noi, con i budget più bassi del campionato di Serie A1, abbiamo rischiato di vincere dei campionati perché prima Bucchi e poi Vitucci hanno fatto dei miracoli. Noi non abbiamo mai pensato durante questa stagione di esonerare coach Bucchi: si inizia e si finisce con Piero. E vi ribadisco che 25 giorni fa eravamo primi in classifica. La partita madre di tutti i mali è stata la sconfitta che abbiamo subito a Mestre.
Per i playoff sono fiducioso, perché ho fatto una chiacchierata con i ragazzi nello spogliatoio. Adesso dobbiamo riconquistare il pubblico con delle grandi partite. Adesso ci giochiamo la faccia: noi per le scelte che abbiamo fatto, i giocatori per i contratti del prossimo anno e il coach, perché deve portare la squadra al livello di cui siamo convinti, ovvero una delle più forti della Serie A2.
Copeland ha avuto quella brutta reazione che non ci dava più tranquillità di averlo in squadra. Ma Zach è stato uno degli americani più educati e garbati in questi anni, un ragazzo d’oro; poi, in campo, qualcosa non ha funzionato nella maniera perfetta.
Palazzetto? Onestamente, iniziare un cantiere ora, con i prezzi quadruplicati, la vedo difficile. Il progetto c’è e non è stato messo in un cassetto. Ma ora non è il momento giusto.
Auspicio? Ci rivediamo in piazza per la Lega A1.”
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