Nel basket, a volte, la distanza tra il baratro e la redenzione è lunga quanto la parabola di un tiro da tre punti. Lo sa bene Blake Francis, il folletto della Valtur Brindisi che solo un mese fa sembrava avere le valigie in mano. Dopo le opache prestazioni contro Cividale, Avellino e Pesaro, le voci di un imminente taglio si erano rincorse con insistenza tra i corridoi del PalaPentassuglia, alimentate da una crisi di fiducia che appariva senza via d’uscita.
Il momento più basso era stato toccato proprio dopo la sfida contro gli irpini, quando coach Piero Bucchi non aveva nascosto le difficoltà del suo giocatore, parlando di una “spirale negativa” e di un “buco” da cui solo il ragazzo avrebbe potuto tirarsi fuori. Bucchi, da tecnico esperto, aveva però scelto la via della pazienza terapeutica: sostenerlo, rincuorarlo e, quando necessario, spronarlo duramente.
La risposta sul campo contro Torino
La pazienza del coach e della società è stata ripagata nel largo successo contro la Reale Mutua Torino, dove Francis ha messo a referto una prestazione di altissimo livello. I numeri parlano chiaro: 17 punti, con un chirurgico 4/8 dall’arco, conditi da 6 assist e un rotondo 21 di valutazione.
Non sono stati però solo i punti a colpire, ma la gestione della partita. Blake Francis è apparso finalmente in controllo, capace di colpire nei momenti giusti ma anche di far girare la squadra, dimostrando di aver recepito i consigli dello staff tecnico dopo settimane di duro lavoro individuale e psicologico.

La sfida del nuovo ruolo: da realizzatore a playmaker
Nel post-partita, Piero Bucchi ha voluto analizzare nel dettaglio la natura delle difficoltà incontrate dall’americano, rivelando un retroscena tattico fondamentale. Il problema di Francis non era solo legato al canestro che non arrivava, ma a una profonda mutazione del suo DNA cestistico.
“Lui ha giocato sempre in modo diverso rispetto a questa annata,” ha spiegato Bucchi. “In carriera è sempre stato un realizzatore puro, mentre qui gli stiamo chiedendo di fare il playmaker e il realizzatore contemporaneamente. Giocare da playmaker, quindi fare scelte giuste per se e per la squadra e nello stesso tempo giocare per segnare, sembra una cosa semplice ma non lo è affatto”. Un passaggio tutt’altro che banale: dover gestire i ritmi della squadra, fare le scelte giuste per i compagni e, allo stesso tempo, mantenere l’aggressività necessaria per segnare è un equilibrismo che richiede tempo e maturità .
Un ragazzo serio per la risalita di Brindisi
Il merito della rinascita, secondo il coach bolognese, va tutto alla serietà del ragazzo. Francis ha elaborato i consigli e ha accettato la sfida di trasformarsi in un giocatore più completo: “Blake ha avuto un’annata complicata ma è un ragazzo molto serio e che ascolta molto i consigli che li vengono dati, gli elabora e cerca di farli suoi”, ha dichiarato coach Bucchi. Se la Valtur Brindisi vuole continuare la sua risalita in classifica e puntare con decisione alla promozione in Serie A, ha bisogno di questa versione di Francis: un giocatore capace di accendersi in un istante ma anche di essere il faro della manovra.
La crisi sembra ormai alle spalle, e il “buco” evocato solo pochi giorni fa appare oggi un lontano ricordo. Brindisi si gode il suo nuovo leader, consapevole che la strada per il ritorno nell’elite del basket italiano passa anche attraverso la crescita e la stabilità dei suoi uomini chiave.
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