Con l’ufficializzazione dell’ingaggio di JaCorey Williams si è chiuso il mercato estivo della Valtur Brindisi, definendo la rosa a disposizione per il prossimo campionato di Serie A2. Il nuovo head coach biancazzurro Nicola Brienza, ai microfoni di Pianeta Basket, intervistato da Michele Longo, ha tracciato un bilancio approfondito sul lavoro svolto dalla dirigenza, illustrando l’identità tattica di una squadra costruita con l’obiettivo di competere ai massimi livelli e analizzando nel dettaglio le caratteristiche dei singoli e le dinamiche di un campionato lungo e complesso.
La costruzione del Roster e la scelta del Centro
L’analisi di Nicola Brienza comincia dal nucleo principale trovato al suo arrivo a Brindisi. «Ho avuto la fortuna di aver già trovato in squadra Cinciarini e Miani, che per me sono giocatori molto importanti per leadership e per tecnica. Abbiamo confermato anche Fantoma, un prospetto di ottima qualità, giocatore in cui credo tantissimo e che sono certo quest’anno possa fare l’ultimo step di cui ha bisogno per affermarsi in un campionato del genere. A loro si è aggiunto Esposito, che è stata una mia priorità, quindi siamo partiti già da una base che vedeva Cinciarini come leader tecnico e lo spot di ala forte coperto in modo perfetto».
Da questa impostazione iniziale è derivata la scelta sul mercato degli stranieri: «Più che inseguire certe idee, il punto di partenza è stato mettere una base solida che ci permettesse di fare leva su un nucleo fondamentale di giocatori. In A2 l’approccio lo fanno le possibilità di mercato e quando hai giocatori di livello pensi innanzitutto a tenerli. Io ho sempre avuto il 4 americano, ma con Cinciarini e la coppia Esposito/Miani, andare su un 5 straniero era praticamente una scelta obbligata. L’importante è stato costruire una squadra con caratteristiche tecniche ben chiare e giocatori che si completino a vicenda».
Spaziature, rimbalzi e la soluzione JaCorey Williams
L’inserimento simultaneo di due giocatori d’area come Esposito e Williams ha aperto qualche interrogativo sulle spaziature, ma Brienza ha le idee molto chiare sul lavoro da svolgere. «Credo nel miglioramento dei giocatori e quindi che si possa lavorare su di loro per permettergli di fare quello step in più. Esposito non è e non sarà mai uno stretch four che tira da 8 metri, ma sicuramente può trovare quell’equilibrio tale che gli permette di migliorare, anche solo leggermente, le sue percentuali da tre. La parte bella di allenare è proprio questa, non è solo una questione di spacing, ma anche di timing nelle decisioni che possono essere funzionali a Esposito e Williams».
L’allenatore cita un paragone dal suo recente passato: «A Pistoia avevo Wheatle, mi dicevano che era un problema perché non tirava da tre e tutti lo battevano. Ci abbiamo lavorato e piano piano, con il tempo e grazie alla sua volontà è diventato quel giocatore che è oggi. Avere due giocatori come Esposito e Williams può negarci qualcosa in termini di spaziature, ma ci permetterà di prendere molti più rimbalzi in attacco per creare seconde possibilità e così potremmo ottenere quello che cercavamo».
Anche rispetto ai trend recenti della Serie A2, Brienza difende la scelta dell’usato sicuro sotto canestro: «JaCorey è un 5, ma fisicamente ha tantissima mobilità. È il lungo che va di moda oggi, forte sotto canestro, ma con un atletismo tale da potersi muovere in diverse zone del campo in difesa. Di base siamo già pronti a marcare eventuali 5 che giocano fuori dal pitturato. Altri centri farebbero più fatica a seguire il marcatore sull’arco, ma JaCorey lo può fare senza problemi, con il vantaggio poi che dall’altra parte del campo ci sarà un falso 5 che deve marcarlo. Tranne situazioni al limite o prestazioni poco convincenti, Williams ha capacità di marcare sia i falsi 5 che quelli più interni».
La scommessa El Ellis e la forza del collettivo
Un passaggio fondamentale riguarda la scelta della guardia americana El Ellis, un nome meno noto al grande pubblico ma ben ben presente sui taccuini del tecnico. «Ellis l’ho voluto perché secondo me è forte. Siamo stati fortunati perché se non si fosse infortunato l’anno scorso non sarebbe mai sceso di categoria, oppure ci avrebbe chiesto uno stipendio fuori dal nostro budget. Per me ha già fatto tantissime cose nella sua carriera: nel college ha fatto benissimo in una squadra storica come Louisville, in G League anche così come in quei pochi mesi che è stato in Israele. Lo volevo già lo scorso anno a Cantù. Ha un ottimo potenziale e può crescere tantissimo. È una scommessa? Forse sì. Di certo non è il McGee che tutti conoscono, ma a questi livelli può avere numeri importantissimi. Non è un tiratore come Copeland, ma mi sembra un giocatore più completo che sa fare tante cose. Io non ragiono sulle percentuali, ma sul giocatore».
Il vero marchio di fabbrica della nuova Brindisi sarà però l’attitudine difensiva e la versatilità. «Esclusa forse Udine, tutte le squadre che ultimamente hanno vinto l’A2 erano a trazione difensiva. Io penso che abbiamo una struttura difensiva di altissimo livello dal punto di vista atletico, fisico e anche in termini di QI cestistico. Sicuramente proveremo a correre ogni volta che ne avremo la possibilità, ma per farlo dobbiamo difendere bene. Ellis e Williams in campo aperto possono essere un fattore importante».
L’ampiezza e l’intercambiabilità delle rotazioni daranno a Brindisi molteplici varianti tattiche durante le partite. «Sono davvero contento del roster, abbiamo 10 giocatori veri e intercambiabili. Io cerco di dare una gerarchia nel quintetto e nelle rotazioni, ma se oggi mi chiedi qual è il quintetto migliore confesso di non saperlo dire. In A2 possiamo giocare con Cinciarini, Caroti e Ellis, giocatori che possono creare dal palleggio qualcosa in qualsiasi momento, così come possiamo giocare con Ellis, Bolpin e Fantoma se dovessimo aver bisogno di maggiore fisicità. Possiamo andare piccoli, così come possiamo andare grandi, siamo pronti ad affrontare qualsiasi situazione limite».
Le criticità del mercato e la riforma necessaria
Infine, coach Brienza si è soffermato sulle dinamiche complesse che regolano il mercato attuale e sulla necessità di rivedere alcune norme strutturali. «La ratio che vuole un numero obbligatorio di italiani è comprensibilissima, ma oggi siamo davanti a problematiche proprio numeriche. La Serie A ha dovuto fare molto più mercato sull’A2 che da un certo punto di vista è buono, ma c’è poi da vedere se questi giocatori riescono ad essere competitivi al piano di sopra. Il mercato di A2 è complicatissimo soprattutto quando i tuoi obiettivi sono alti e devi cercare quei pochi giocatori in grado di raggiungerli. La concorrenza diventa spietata e i costi altissimi».
La proposta del tecnico biancazzurro punta a dare respiro e sostenibilità alle società: «La speranza è che si scelga di mettere in A2 la possibilità di tesserare un terzo straniero, anche comunitario, che permette di avere un’idea ben definita e maggiori possibilità di manovra sul mercato degli italiani. Con il ritorno al professionismo credo che sia una cosa fondamentale da fare».
Fonte: Pianeta Basket

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